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Paginetta per i catechisti: Che forza, papà

DioPadreCarissimi catechisti e catechiste,
Quando un seme viene messo nel terreno e muore, nasce una bella pianticella che prima di portare frutto, fa sbocciare tanti bei fiorellini colorati e spesso profumati, che rallegrano il nostro cuore; è molto bello inoltre quando, con le tecniche della modernità, addirittura abbiamo modo di vedere le varie fasi di questo nascere e sbocciare di nuova vita: a me, carissimi, sembra tanto che la liturgia di oggi, dopo la morte del Seme ci lasci intravedere la bellezza e la bontà di questo sacrificio e di questa Vita nuova che rifiorisce, la Santa Madre Chiesa, fiore d’amore colorato e profumato del Signore Gesù. Il suo profumo è dato dalla presenza dello Spirito, secondo la promessa evangelica di Gesù ai discepoli: vi manderò lo Spirito, non vi lascerò orfani. La Chiesa spande questo profumo in tutta la casa-mondo e la casa-umanità ed è molto più bello abitare in questa casa, muoversi nei suoi vari ambienti, anzi questo profumo ci attira e ci attrae, per cui affascinati, andiamo dietro, seguiamo il suo spandersi ed andiamo dietro Gesù e vogliamo che tanti altri vadano dietro Gesù; questo fiorellino profumato comincia a compiere opere prodigiose, come le compiva il Seme da cui nasce, anzi ne comincia a compiere di più grandi, sempre secondo la promessa del Maestro: gli indemoniati e gli storpi vengono guariti, a tutti i battezzati viene donato lo Spirito-profumo di Dio e, con questo fiorellino così bello, tutti i discepoli possono vedere ancora il Seme in mezzo agli uomini, il Seme da cui il fiorellino proviene si rende vivo nei gesti della Chiesa, segni efficaci della Grazia, che sono i Sacramenti e tutti Lo possono vedere come Amico, Compagno di strada, Fratello lungo il sentiero dell’esistenza. Con l’Opera di questo profumo di fiore colorato i discepoli possono vivere in una Comunione nuova, possono salire in alto nella vita dello Spirito, possono scalare le alte vette dello spirito, tanto alte da raggiungere e conoscere e amare e stare in braccio a Colui che ha mandato questo seme nel mondo, fino a morire nella terra, perché poi, noi terrestri e mortali, potessimo godere di questa vita nuova, potessimo gustare queste gioie insperate della vita della Grazia. Addirittura il Vangelo ci rassicura che in braccio al Padre ci possiamo rimanere, Lui non ce ne caccia, non si stanca di tenerci vicini vicini a Lui, lì, respirando aria pulita e tersa, riusciremo a resistere, allargheremo i nostri polmoni per resistere a quelle alte vette; noi soli potremo decidere di scendere perché le scene della vita di giù a volte ci attirano troppo e ci sembrano più belle; poi scopriremo che era solo illusione e vanità. Ma se vorremo risalire in braccio, il Papà non ci caccia via, nè ci rimprovera, dicendoci che il nostro posto ormai l’abbiamo perso per sempre, anzi ci aspetta e su con un salto di nuovo in alto. Da lì si comunica giù e si può dire a tutti che non c’è cosa più bella che stare lì con il Papà, renderemo ragione della speranza che è in noi, daremo a tutti le motivazioni di questo nostro modo cristiano di stare e di abitare nel mondo, con il cuore uniti al Padre, con i piedi sulla terra, con le mani impastate nello opere delle “officine” del mondo. Rimarremo vicini a Lui nel cuore e Lui non è un “Papone”, non ci tiene legati a Lui solo, in modo tale da non stare anche con gli altri o da non svolgere fino in fondo la nostra missione, anzi Egli ci manda proprio perché facciamo conoscere a tutti quanto è bello stare con Lui.
Don Luigi, vostro servo

18/05/2017 | News, Ufficio Catechistico | Commenti disabilitati su Paginetta per i catechisti: Che forza, papà

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