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Paginetta per i catechisti: La matriosca

Carissimi catechisti e catechiste,
in questa XIX Domenica del Tempo Ordinario ci troviamo davanti ad una pagina affascinante del Vangelo, ben introdotta dall’episodio di Elia sul monte Oreb, come prima lettura. Il tema senz’altro è la fede, che nei protagonisti principali di oggi, Elia e Pietro, viene fortemente messa alla prova. Elia scappa dopo il sacrificio al Dio vivente, che lo ha visto vittorioso, ma ora è in pericolo di vita; Pietro invece ha un sussulto di fede, cammina verso Gesù e quasi lo sfida e finchè ha il cuore e gli occhi fissi in Lui, cammina verso di Lui sulle acque del mare, che è il simbolo del male e quindi la sua fede lo conduce a essere più forte del male e a fare cose prodigiose; ma non appena il vento lo travolge e lui comincia ad avere paura e a dubitare, affonda e Gesù con un gesto autorevole e tenero nello stesso tempo lo solleva dalle acque del mare-male; Pietro di nuovo sulla barca è con tutti gli altri discepoli che rappresentano la barca-Chiesa, in mezzo alle tempeste del mondo, alle prove del cammino, agli impeti del male, ma quando Gesù è sulla “barca” e la Chiesa Lo adora, riconoscendoLo Signore, non ha paura di sfidare i marosi del tempo e del mare. La fede quindi non ci porta lontano dalla storia, non ci mette in una campana di vetro, anzi proprio quando vogliamo percorrere seriamente un cammino di fede, proprio allora dobbiamo accettare le prove, le difficoltà, le forze contrarie del male e del maligno e la Chiesa è pienamente in questa situazione; ma il Vangelo oggi ci rassicura che noi possiamo, come Pietro, camminare sulle acque, cioè il male lo sentiamno, viene a tentarci, ci mette a volte in tensione, ma non ci vince, se noi come Pietro abbiamo fissi gli occhi in Lui Risorto e non nel mondo. Io ho vinto il mondo, disse un giorno Gesù, non abbiate timore, perchè dubitate? Nelle prove Gesù Risorto è con noi, si affianca nelle tempeste, non ci lascia soli, appare non come un fantasma, ma come una presenza forte, amica e fraterna; possiamo vincere con Lui, in Lui, con la sua Forza, con il suo Braccio potente, se ci lasciamo afferrare, lì in mezzo alle tempeste, vincendo la paura di essere rimasti soli e di non farcela: non confidiamo in noi e nelle nostre capacità, ma camminiamo con la sola fiducia in Lui, come Davide che va incontro a Golia, non confidando nelle armi, ma solo in Dio, che non delude. Ma ci domandiamo: abbiamo questa fede? Siamo veramente capaci di non avere paura, quando ci vien dato un incarico o un impegno maggiore nella Chiesa o in famiglia o nella società? Di fronte alle responsabilità del nostro compito e alle avversità che esso comporta o alle persone che possono crearci ostacoli, perseveriamo nelle fede in Gesù? Confidiamo che tante volte siamo come Pietro, abbiamo paura, ci agitiamo e ci sentiamo soli e allora in questa Domenica chiediamo umilmente un fede più forte. Qui casca l’asino un poco, perché ho l’impressione che il nostro popolo niente più della fede ritiene, forse si illude, acquisita una volta per sempre, niente cura di meno della fede, niente dà per scontato come la fede e intanto rischia molto di perderla, perché la fede non è quella sbandierata con le parole, ma quella vissuta nelle situazioni di vita, a volte nei drammi, nelle prove dure, che ci porterebbero a scoraggiarci. Oggi ci viene anche detto dall’esperienza del profeta Elia che la fede è come una matriosca, ha tanti livelli e noi siamo chiamati ad andare sempre più in profondità, a scendere nel profondo, a non accontentarci dei primi stadi, magari di quella che abbiamo curata da bambini; è bellissima inoltre questa esperienza perché potremmo sostituire il fuoco o il vento o gli altri elementi naturali impetuosi, con i tanti segni appariscenti e trionfali di oggi, anche della vita della Chiesa di oggi: la ricerca spasmodica dell’applauso, dell’esteriore, del superficiale, del consenso a tutti i costi, del frastuono o del chiasso, dell’eclatante, dell’appariscente e del sensazionale; la Parola oggi ci dice: scendiamo oltre, andiamo oltre quello strato di pelle, con l’immagine degli strati della pelle o di quella della statuina di matriosca andiamo verso la più piccola, verso il venticello leggero, che percepisci solo nel silenzio, magari nella prova silenziosa vissuta solo con Gesù, senza consensi e appoggi umani, e testimoniare, così, il nostro amore e la nostra fede in Lui: bella questa idea della ricerca del piccolo, del più piccolo sempre, del più silenzioso, dove tante volte Dio si nasconde. La donna, massaia di casa, sa bene che può fare le pulizie in tanti modi:“ncoppa, ncoppa” oppure scendere nel profondo. Gesù non si accontenta di una fede superficiale ed esteriore, vuole una pulizia profonda…forse proprio quello che non vogliamo noi. Don Luigi, vostro servo

12/08/2017 | News, Ufficio Catechistico | Commenti disabilitati su Paginetta per i catechisti: La matriosca

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