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Linee Pastorali Diocesane Ufficio Migrantes

1. NOTA STORICA
Definire il modello delle migrazioni in Campania è oggi particolarmente complesso poiché la regione, un tempo esclusivamente terra di transito, è divenuta progressivamente area di stabilizzazione dei lavoratori immigrati e in parte anche delle loro famiglie. Nel corso degli ultimi dieci anni l’immigrazione straniera nella regione non solo è fortemente cresciuta in termini quantitativi, ma si è soprattutto trasformata in termini di composizione dei diversi gruppi presenti, delle loro caratteristiche sociali, economiche e relazionali. Il fenomeno è insomma diventato un dato strutturale non solo del mercato del lavoro – dove si è assistito ad una sostenuta crescita dell’occupazione regolare immigrata – ma anche dell’intera società.

L’evoluzione dei recenti processi migratori nella regione  si articola lungo quattro linee principali: l’analisi statistica dei dati ufficiali e la valutazione dell’entità complessiva della presenza immigrata in Campania (intesa sia nella sua componente regolare che in quella irregolare); lo studio delle dinamiche del mercato del lavoro, con particolare attenzione ai settori tradizionali e a quelli più nuovi, come testimonia la recente diffusione del fenomeno dell’ethnic business; l’esame dei fenomeni che hanno determinato i processi di stabilizzazione e infine anche sull’aspetto prettamente religioso. L’aumento della presenza immigrata regolare nel mercato del lavoro, dei ricongiungimenti familiari, delle nascite di bambini figli di immigrati e del numero dei minori presenti nelle scuole segnalano, infatti, una diffusa stabilizzazione del fenomeno migratorio, giunto nella regione ad una fase di maturità, che impone la necessità di una più ampia riflessione sui mutamenti economici, sociali, demografici, religiosi e culturali che riguardano sia la prima che le seconde generazioni di immigrati, ma che segnala al contempo la necessità di una riconsiderazione del ruolo che le istituzioni possono giocare nell’avvio di reali processi di integrazione.

La Fondazione “Migrantes” è l’organismo costituito dalla Conferenza Episcopale Italiana per accompagnare e sostenere le Diocesi nella conoscenza, nell’opera di evangelizzazione e nella cura pastorale dei migranti. L’intento è di promuovere opere di accoglienza fraterna nei loro riguardi, per stimolare nella società la comprensione e la valorizzazione delle identità in un clima di pacifica convivenza. Migrantes lavora con particolare attenzione alla tutela dei diritti della persona e della famiglia migrante e alla promozione della cittadinanza responsabile dei migranti.

A tal proposito il tratto fondamentale della cura della Chiesa cattolica verso i migranti è sempre stato quello dell’accoglienza e nello stesso tempo della preoccupazione affinché i migranti durante la loro permanenza all’estero o gli immigrati nelle nostre zone avessero la possibilità di ricevere la parola e i sacramenti in modo a loro consono. La Campania, da sempre terra di emigrazione e di immigrazione, ha visto i suoi abitanti spingersi nei paesi di tutti i continenti e anche giungere nazionalità diverse sulle sue coste. L’attenzione dell’Arcidiocesi al fenomeno migratorio nasce sul finire del’ottocento quando alcuni sacerdoti diocesani si accompagnarono agli emigranti per essere il loro punto di riferimento in una terra sconosciuta, dove si sentivano veramente stranieri e smarriti, e per dare loro soprattutto un’assistenza spirituale.

2. MOTIVAZIONI PER UNA PASTORALE DELLA MOBILITÀ UMANA
Le migrazioni sono ormai un fenomeno strutturale e irreversibile, per cui l’azione pastorale in ambito migratorio non può più essere considerata come un’esperienza transitoria, ma deve costituire una scelta permanente e parte integrante della pastorale della Chiesa diocesana. Il fenomeno offre alla Chiesa una rinnovata possibilità di essere lievito che trasforma il tessuto sociale di dentro, un’occasione provvidenziale di testimonianza e di missionarietà. Dobbiamo però costatare che in diocesi siamo ancora agli inizi sia come presa di coscienza sia come azione pastorale concreta.

Accoglienza e integrazione rappresentano azioni dovute perché umanamente e cristianamente ispirate, ma devono condurre a una nuova capacità di pensare come Chiesa. Per accogliere e fare spazio ai fedeli di altra lingua e cultura, è indispensabile assumere una nuova visione interpretativa del migrante. Se, in precedenza, l’accento era posto sull’offerta di assistenza verso chi era considerato povero ed emarginato, oggi l’attenzione va spostata sulla formazione del migrante, che va aiutato a vivere la sua vocazione specifica e a essere lievito nella Chiesa locale. Lo straniero è un messaggero di Dio che sorprende e rompe la regolarità e la logica della vita quotidiana, portando vicino chi è lontano. In esso la Chiesa locale vede Cristo “che mette la sua tenda i n mezzo a noi” (Gv 1, 14) e “che bussa alla nostra porta” (Ap 3,20). La presenza del migrante, inoltre, ricorda al credente come tutti siamo in cammino verso la patri a definitiva; ci spinge a convertirci verso una carità che si fa accoglienza, soccorso, ospitalità, condivisione; ci inquieta nelle sicurezze economiche e sociali sulle quali ci siamo adagiati, ricordandoci i poveri che esse hanno creato; ci invita a un esame dei nostri stili di vita troppo spesso lontani dal Vangelo. La sfida migratoria non interpella solamente i singoli cristiani, ma è la Chiesa locale tutta che è sollecitata a mettersi in discussione. Se, in passato, la pastorale era pensata per conservare e non per gestire la trasformazione, oggi il nuovo ambiente multietnico esige di non insistere tanto sul rafforzamento delle strutture, pur necessarie, ma di scegliere la via dell’acquisizione identitaria profetica. Si tratta di percorrere la strada dell’integrazione pastorale tra i diversi soggetti e diventa pertanto obbligatoria per tutti, autoctoni e migranti, l’adozione di una mentalità di comunione, precedente a ogni scelta operativa e che accomuni tutti nella Chiesa diocesana. La pastorale per i migranti non dovrà essere pensata come compito esclusivo dell’Ufficio Migrantes , ma come compito di tutta la Chiesa diocesana in un’ottica di pastorale d’insieme o integrata. I migranti si situano come domanda e misura della comunione che è vissuta nella nostra Chiesa. Una comunione che sia capace di coniugare le diversità non come minaccia ma come arricchimento, una comunione che porti la nostra Chiesa a cessare di considerarsi una “Chiesa per i migranti”, ma di essere essa stessa “Chiesa migrante”.

3. AMBITI DI AZIONE PASTORALE
L’impegno della nostra Chiesa è rivolto a quattro categorie di persone, tutte unite dal tratto della mobilità o dell’itineranza: immigrati, emigrati, lunaparkisti, fieranti e circensi e minoranze rom e sinti. L’ordine di esposizione non è casuale, ma riprende quello del nuovo Statuto della Fondazione Migrantes della CEI, nella versione approvata nel febbraio 2012, che recepisce i nuovi orientamenti della Santa Sede e della CEI sul versante della pastorale migratoria. Il cambiamento del mondo delle migrazioni e della mobilità avvenuto negli ultimi venticinque anni, cambiamento che ha visto l’Italia, da Paese di emigrazione, diventare anche un Paese di forte immigrazione, ha trovato eco nel nuovo Statuto della Fondazione: l’emigrazione cede il passo all’immigrazione nell’ordine delle priorità. Il nostro compito è di arrivare a incidere nell’azione pastorale per renderla effettivamente accogliente verso tutte le categorie di migranti e, in special modo, verso gli immigrati che oggi costituiscono la maggior preoccupazione pastorale della Chiesa amalfitana cavese. Partiamo dalla coscienza che quest’azione è ancora sostanzialmente rivolta ai cristiani nativi e ha fatto solo pochi passi verso il gran numero d’immigrati presenti ormai stabilmente nel nostro territorio. L’azione pastorale consta di obiettivi da raggiungere e da attività da svolgere nei diversi settori o ambiti di pastorale. Per ciascuno dei quattro settori della mobilità umana sono indicati motivatamente gli obiettivi e le attività necessarie per raggiungerli. Gli obiettivi trasversali a tutti i settori sono riportati con le correlative attività all’inizio del capitolo. Il testo che qui presentiamo non è propriamente un programma, ma soltanto un’indicazione di metodo e un itinerario di lavoro che richiede di svilupparsi in programmi specifici, avuto riguardo ai diversi obiettivi a tutti i livelli: dalle comunità parrocchiali, alle foranie e agli uffici pastorali diocesani, seguendo e attuando le direttive pastorali dell’Arcivescovo. Oltre a ciò il testo fornisce il regolamento delle strutture pastorali diocesane e i documenti del Magistero sulla pastorale migratoria.

4. INIZIATIVE DELL’UFFICIO DIOCESANO
Attualmente l’Ufficio Diocesano di Amalfi – Cava de’ Tirreni svolge un servizio di apostolato omogeneo per tutto il territorio dell’Arcidiocesi. L’Ufficio ha sede presso la Curia di Cava de’ Tirreni ed ha tre volontari che con il loro lavoro garantiscono accoglienza e disponibilità per chi si rivolge all’Ufficio. Da vario tempo grazie a un contributo della Fondazione Migrantes Nazionale è in atto un progetto di integrazione per garantire agli immigrati vari servizi come insegnamento della lingua italiana, supporto psicologico, assistenza spirituale, prima assistenza e insegnamento dei balli. In collaborazione con l’Ufficio Caritas Diocesana l’Arcidiocesi ha accolto due famiglie presso abitazioni della città cavese. Oltre agli immigrati l’Ufficio cerca di intrattenere rapporti con tutti coloro che per motivi lavorativi sono emigrati in altre nazioni.

22/06/2016 | Migrantes | Commenti disabilitati su Linee Pastorali Diocesane Ufficio Migrantes
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