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Paginetta per i catechisti: UN MAESTRO CHE SA CONTARE SOLO FINO AD UNO!

TITOLO: UN MAESTRO CHE SA CONTARE SOLO FINO AD UNO!: Carissimi/e catechisti/e, vi sfido: trovatemi qualche fanciullo in età scolare o qualche giovane o adulto dei nostri paesi cosiddetti (che bugia!) “grandi”, che sappia contare solo fino ad uno e cioè che non sia a conoscenza in matematica di quante siano le cifre numeriche; eppure qualcuno c’è! Eppure Qualcuno sa contare solo fino ad uno e poi dice, a un altro, uno e poi uno e poi ancora uno e per quell’uno dà tutto quel che è e quel che ha, nulla in meno, neanche una virgola e lo fa a ritmi di danza e di festa, anche se costa sangue…Di chi scrivo, mi direste voi, don Luigi? Ma chiaramente di Dio, del Papà che per un solo suo figlio, che si è perso nei grovigli intricati o nei vicoli ciechi di questa vita, “osa” addirittura commuoversi al suo ritorno a casa e fare festa! La pazzia dell’amore, quella del non calcolo… di testa! Così, carissimi e carissime, voglio dare inizio al commento di questa ventiquattresima Domenica del tempo ordinario, dalla liturgia della Parola coinvolgente e travolgente: infatti, qualcuno di noi può dire con retta coscienza che lui o lei non è quel figlio/a che un bel  giorno ha girato le spalle e se ne è andato di casa? Allo stesso modo qualcuno o qualcuna può affermare con certezza di pensiero e di giudizio che non è anche quel/la figlio/a che resta, giudicando freddamente e che pensa e pesa tutto solo con i criteri del merito e del rispetto della legge, smarrendo per strada la parola “fratello” e sorprendendosi perché il Papà, invece, giudica con la legge del cuore? Che bello, in questa meravigliosa parabola lucana ci siamo anche io e te e aggiungo: menomale che io e te ci siamo soprattutto con il figlio che se ne va, che se ne è andato o che potrebbe benissimo andarsene! Così incontriamo o meglio ci lasciamo incontrare da Papà, che si spinge fino ad abbracciarci, baciarci e vestirci con l’abito della festa, mentre si commuove, non risparmiando per me, uno, il dono del suo Figlio; a mio modesto parere, da questa consapevolezza soltanto, noi cominciamo a “funzionare” come cristiani e cioè quando ci riconosciamo, nel cono di luce della verità, per quello che siamo e cioè peccatori amati, figli in sentieri pericolosi, e ci lasciamo amare da Dio: scopro così con occhi di bambino che il “mio Dio” ha dato tutto per me; ed io? Cosa dono? Ecco il dono: il mio niente, il mio tempo, come le mie poche o molte (per voi) capacità e tanto altro ancora. Da scrivere a chiare lettere che, a Dio, ciò che dispiace, non facendolo dormire di notte non è, poveramente, il nostro mal di testa o il nostro mal di gamba, cose che, invece, tanto dispiacciono a noi; e cosa rattrista il nostro Papà, fino al punto da chiamarlo morte? Oh, guarda che sorpresa,  è il mal d’anima: e che cos’ è? Ma, forse, per questo a volte litighiamo con Lui? Chi teme tra noi, umani, il mal d’anima? “Chi conosce il timore a Te, dovuto? (Salmo 90). Inoltre voglio scrivere che oggi la Parola ci suggerisce quale sia il ritmo di danza, vero e proprio, che la vita e la Grazia dettano alle nostre persone e alle nostre comunità cristiane; scusate, ma a me sembra proprio essere così, un passo di danza, uno spartito musicale, un balletto antico e sempre nuovo: il figlio cade e il Padre lo rialza, il peccatore inciampa e Dio lo fa balzare di nuovo in piedi, il cristiano tentenna e si accascia e il Signore si avvicina, lo copre di benevolenza e lo rimette in sesto. Che bella ginnastica dell’anima! Perché allora, carissimi e carissime, preoccuparci se molto spesso andiamo a “disturbare” i sacerdoti per confessarci, “sempre per gli stessi peccati”? Perché stare lì, intimoriti a fasciarci la testa, pensando a un Dio che non ha niente altro di meglio da fare che giudicarci? Ma, scrivo, siamo ammattiti veramente? Come racconta Ferrero in un suo libro di raccolte: il Dio che appariva ad una ingenua signora fu riconosciuto veritiero dal vescovo proprio quando lui, in atteggiamento quasi di  sfida, si sentì dire dalla signora che sosteneva di vedere Dio, che Lui in realtà dei suoi peccati si era dimenticato! Che bel  compito ha dato ai sacerdoti il Signore: rialzare teneramente i caduti, e non di guerra! Abbiamo bisogno, forse, di altre feste di danze nelle nostre comunità? A me sembra che Dio ci abbia ben indicato quale sia quella che  caratterizza i cristiani! Danziamo con Dio e con la sua Sposa che è la Chiesa: Lui non ne è geloso e non fa pazzie! Mentre la musica và, ritmata dalla vita e dalla Grazia, dalla debolezza e dalla Fortezza, dal nulla e dal Tutto, dalla ribellione e dalla Tenerezza: suoniamo e cantiamo tutti così e non vergogniamoci mai di ballare! Non pensiamo mai che qualcuno stia lì a condannarci, perché stiamo ballando. Apriamo la Sacra Scrittura per favore e vediamo se riusciamo a trovare una pagina che non sia segnata da questo ritmo e da questa danza, da questa alternanza di vuoto e di pieno, di peccato e di Misericordia, di ribellione e di ritorno, di tenebre e di luce, come i faretti psichedelici di una discoteca, come un’onda azzurra dello stupendo mare della nostra costiera amalfitana. 

 don Luigi

12/09/2019 | News, Ufficio Catechistico | Commenti disabilitati su Paginetta per i catechisti: UN MAESTRO CHE SA CONTARE SOLO FINO AD UNO!
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