menu chiudi menu

Ufficio per la Pastorale della Salute “Portatelo qui da me Per chi accompagna un malato e sente di non farcela”

La Parola

Dal Vangelo secondo Matteo (17,14-16.18)

In quel tempo, si avvicinò a Gesù un uomo che gli si gettò in ginocchio e disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio! […] Soffre molto […]. L’ho portato dai tuoi discepoli, ma non sono riusciti a guarirlo». […] E da quel momento il ragazzo fu guarito.

✎ La Riflessione

C’è un uomo, in questo Vangelo, che ha già bussato a molte porte prima di arrivare a Gesù. Ha portato suo figlio dai discepoli. Non ha funzionato. Non conosciamo il suo nome, ma conosciamo bene la sua fatica: è la fatica di chi accompagna una malattia che non passa, di chi ha già provato, chiesto, sperato — e si ritrova ancora lì, con lo stesso dolore in braccio.

Chi vive accanto a un malato, in casa o in ospedale, conosce bene questo tornare a bussare. Le notti in cui si veglia senza sapere se servirà a qualcosa. I giorni in cui le cure sembrano non bastare mai. La domanda muta che a volte si fa strada: perché noi non ce la facciamo?

Anche i discepoli, nel Vangelo, si fanno questa domanda: «Perché noi non siamo riusciti?». Gesù non li umilia, ma li invita a guardare più a fondo: c’è un limite che loro non possono colmare da soli. Non è una colpa. È la misura umana, che ha bisogno di essere accompagnata da qualcosa di più grande di essa.

Questo non significa che la fede sostituisca le cure, i medici, la pazienza quotidiana di chi assiste. Significa che chi si prende cura di un malato non è mai chiamato a farcela da solo. Il padre del Vangelo non guarisce suo figlio con le proprie forze: lo porta. Lo consegna. Continua a cercare, anche dopo un fallimento.

Forse è questo il gesto che la comunità cristiana può offrire a chi accompagna una malattia in famiglia: non la promessa di una soluzione, ma la certezza di non essere lasciati soli a portare quel peso. Come scriveva Giovanni Paolo II, la sofferenza umana, quando è condivisa, apre uno spazio dove l’amore può ancora agire — anche quando la guarigione non arriva subito, o non arriva affatto.
[NOTA: riferimento a Salvifici Doloris generico, da verificare/precisare prima della pubblicazione]

La Vita

Questa settimana, se conoscete una famiglia che accompagna un malato, un piccolo gesto concreto vale più di tante parole: una telefonata, una spesa fatta al posto loro, un’ora di presenza per permettere a chi assiste di riposare.

Se siete voi a portare questo peso, non abbiate timore di chiedere aiuto: la nostra comunità diocesana mette a disposizione due presenze concrete a cui rivolgersi. I Ministri della Comunione portano l’Eucaristia a chi non può recarsi in chiesa. I Ministri della Consolazione affiancano chi vive la malattia e chi la accompagna, con una presenza di ascolto e vicinanza. Rivolgersi a loro, tramite il proprio parroco, non è un atto di resa, ma un modo per lasciarsi accompagnare — come il padre del Vangelo ha lasciato che qualcun altro intervenisse dove lui da solo non arrivava.

La Preghiera

Signore, che hai ascoltato il grido di un padre stanco,
ascolta anche il nostro, quando le forze non bastano.
Sostieni chi veglia una notte dopo l’altra,
chi porta un peso che nessun altro vede.
Non lasciarci soli a cercare risposte che non abbiamo.
Insegnaci a portare gli uni i pesi degli altri,
e a lasciarci, a nostra volta, portare. Amen.


Ufficio per la Pastorale della Salute — Arcidiocesi di Amalfi – Cava de’ Tirreni
Per segnalare un malato che desidera una visita o l’accompagnamento dei Ministri della Consolazione, rivolgiti al tuo parroco.


08/08/2026 | News | Commenti disabilitati su Ufficio per la Pastorale della Salute “Portatelo qui da me Per chi accompagna un malato e sente di non farcela”
Tag:

I commenti sono chiusi.