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Ufficio per la Pastorale della Salute “Vegliare con tenerezza, non sorvegliare per dovere”

La Parola che cura
Vegliare con tenerezza, non sorvegliare per dovere

LA PAROLA
Dal Vangelo secondo Matteo (24,42-46): Gesù chiede ai discepoli di restare svegli, perché non conoscono l’ora in cui il Signore verrà, come un padrone di casa che non sa quando arriverà il ladro. Chiede loro di essere come il servo fidato, che il padrone trova operoso e attento al momento del suo ritorno.

LA RIFLESSIONE
C’è un momento che conoscono bene tutti quelli che hanno passato una notte accanto a un letto d’ospedale: l’orecchio che resta teso anche quando il corpo cede al sonno, l’occhio che si riapre a ogni piccolo rumore. Non è controllo. È qualcos’altro.

Il Vangelo di oggi ci offre una parola preziosa proprio per distinguere queste due cose: vegliare e sorvegliare. Si sorveglia in nome della legge, di un obbligo da assolvere. Si veglia in nome della tenerezza e dell’affetto. Chi accompagna un malato lo sa bene: si può restare accanto per dovere, controllando l’orologio, oppure si può restare per amore, attenti a un respiro che cambia, a una mano che cerca la vostra.

Gesù non chiede ai suoi di temere una venuta improvvisa, ma di vivere un’attesa fiduciosa. È la stessa attesa di chi sta accanto a un malato: non sa quando arriverà la notte più difficile, ma non la vive nell’angoscia, bensì nella cura quotidiana, gesto dopo gesto.

C’è un’altra parola che il Vangelo suggerisce, quasi di passaggio: il servo fidato è quello che dà “il cibo a tempo debito” – non prima, non dopo, ma nel momento giusto. È l’arte di chi accompagna la sofferenza: non anticipare le risposte, non offrire consolazioni preconfezionate a domande che il malato non ha ancora posto. A volte la carità più grande è restare in ascolto un momento di più, prima di parlare.

Vegliare, allora, non è tenersi svegli. È restare presenti, con gli occhi aperti sul reale, capaci di riconoscere ciò che l’altro sta davvero vivendo – non ciò che noi ci aspettiamo di trovare.

LA VITA
Questa settimana, se conoscete un malato o un anziano solo, provate a fargli una visita non per “controllare come sta”, ma per restare semplicemente accanto a lui, senza fretta di dire qualcosa. Ai ministri straordinari della Comunione e ai visitatori dei malati: la vigilanza di cui parla il Vangelo è proprio il cuore del vostro servizio. Chi desidera ricevere una visita, o segnalare chi ne ha bisogno, può rivolgersi al proprio parroco.

LA PREGHIERA
Signore, insegnaci a vegliare come si veglia chi ama,
non come chi controlla per dovere.
Dona a chi accompagna un malato occhi attenti
e cuore paziente, capace di aspettare
senza pretendere risposte prima del tempo.
Fa’ che sappiamo riconoscere la tua presenza
nei gesti semplici di chi si prende cura,
e che nessun malato si senta mai vegliato per obbligo,
ma sempre custodito con affetto.
Amen.

Ufficio per la Pastorale della Salute – Arcidiocesi di Amalfi – Cava de’ Tirreni
Per segnalare un malato che desidera una visita, rivolgiti al tuo parroco.

27/08/2026 | News | Commenti disabilitati su Ufficio per la Pastorale della Salute “Vegliare con tenerezza, non sorvegliare per dovere”
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