Ufficio per la Pastorale della Salute “Corse loro incontro”
Corse loro incontro
Sulla cura dei giovani fragili, quando la fragilità sembra irrecuperabile
La Parola (Lc 15,20-24)
Mentre era ancora lontano, il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio cominciò a dire le sue scuse, ma il padre non lo lasciò nemmeno finire: ordinò che gli fosse restituita la veste più bella, l’anello, i sandali, e che si preparasse una festa. «Perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato». E iniziarono a far festa.
La Riflessione
C’è un dettaglio che nella parabola passa quasi inosservato: il padre vede il figlio mentre è ancora lontano. Non aspetta che bussi alla porta, non pretende spiegazioni prima di aprire le braccia. Gli corre incontro. La cura vera, quella che guarisce davvero, ha sempre questa forma: precede il pentimento, precede il merito, precede persino le parole.
Ne abbiamo avuto un’eco bella, in questi giorni, in una storia che arriva dal mondo della musica e dello spettacolo, lontana per linguaggio dai nostri ambienti ma vicinissima nel contenuto. Un artista e un imprenditore, legati da un’amicizia lunga, hanno deciso di mettere a disposizione dei giovani più fragili — ragazzi segnati da dipendenze, disagio mentale, marginalità — non solo risorse economiche, ma tempo, notorietà e una rete di contatti costruita in anni di lavoro. Lo hanno definito, loro stessi, un gesto a senso unico: qualcosa che si dona senza chiedere né aspettarsi nulla in cambio. È una descrizione che vale la pena fermare: la carità autentica, quella evangelica, non cerca un ritorno. Non è marketing della bontà, è restituzione pura di ciò che si è ricevuto.
Colpisce anche un altro dettaglio, raccontato da chi dirige questa nuova iniziativa: l’artista non entra nella gestione quotidiana, lascia fare a chi ha competenza, e interviene solo per mettere la propria storia — non la propria immagine — al servizio dei ragazzi. È la differenza, che conosciamo bene anche nei nostri ambienti ecclesiali, tra chi fa carità per essere visto e chi si fa strumento, in silenzio, perché qualcun altro possa rialzarsi.
Voi lo sapete meglio di chiunque altro, voi che accompagnate malati, anziani soli, famiglie sfiancate dalla fatica di curare: la carità vera raramente aspetta un grazie. Corre incontro a chi è ancora lontano, e si accontenta di questo.
La Vita
Questa settimana, provate a chiedervi: c’è qualcuno, nella vostra famiglia o nel vostro quartiere, che sta “ancora lontano” — un ragazzo che si è isolato, un anziano che ha smesso di rispondere al telefono, un malato che non chiede più visite perché ha imparato a non aspettarsele? Non serve un gesto grande, né risorse straordinarie: basta la disponibilità a restituire un po’ del tempo e dell’attenzione che noi stessi abbiamo ricevuto. Se conoscete una persona malata o sola che desidera una visita, parlatene con il vostro parroco: è così che la rete della pastorale della salute si allarga, un nome alla volta.
La Preghiera
Padre che corri incontro,
tu che non aspetti la nostra distanza per amarci,
insegnaci la carità che non cerca ritorno,
il dono che si dona e basta.
Dona pazienza a chi accompagna un fragile,
forza a chi si sente perduto,
e a tutti noi la fede
che nessuna crepa è troppo grande
per la tua luce.
Amen.
Ufficio per la Pastorale della Salute — Arcidiocesi di Amalfi – Cava de’ Tirreni. Per segnalare un malato che desidera una visita, rivolgiti al tuo parroco.
Spunto tratto da: Simonetta Sandri, “Achille Lauro, la musica, i giovani, la cura: il giving back di Fondazione Madre”, Vita.it, 7 settembre 2026
Ufficio per la Pastorale della Salute — Arcidiocesi di Amalfi – Cava de’ Tirreni
Per segnalare un malato che desidera una visita o l’accompagnamento dei Ministri della Consolazione, rivolgiti al tuo parroco.




