Ufficio per la Pastorale della Salute “Chi porta conforto a un malato, chi lo porta a lui?”
Un piccolo pezzo di Dio
Ai Ministri straordinari della Comunione, ai Ministri della Consolazione e a chi visita i malati, nella festa dei Santi Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele.
La Parola
«Ai suoi angeli ha dato ordine per te, di custodirti in tutte le tue vie. Sulle loro mani ti porteranno, perché il tuo piede non inciampi nella pietra.» (Sal 90[91],11-12) [verificare la formulazione CEI]
La Riflessione
Chi entra nella stanza di un malato non lo fa mai a mani vuote, ma nemmeno con le mani sicure. C’è la paura di non trovare le parole, la stanchezza di certi giorni, il dubbio che serva a poco. Non è un difetto da nascondere: è il segno che la cura è una cosa seria.
La festa degli Arcangeli ci dice che Dio non lascia nessuno solo e manda chi accompagna. Gabriele porta una notizia buona. Raffaele, il cui nome significa “Dio guarisce”, si china sulla ferita. Michele custodisce ciò che di Dio abita in noi. Sono i tre gesti di ogni visita a un malato: annunciare che non è dimenticato, farsi carico della sua fragilità, custodire una fede a volte fragile.
C’è però un rovescio. Etty Hillesum, giovane ebrea morta ad Auschwitz nel 1943, scriveva nel suo Diario (12 luglio 1942) che non è Dio ad aiutare noi, ma siamo noi ad aiutare lui, salvando “un piccolo pezzo di te in noi stessi”. Il letto di un malato è spesso il luogo in cui Dio sembra sepolto sotto la paura e la solitudine. Chi visita non porta Dio dove non c’è: aiuta a disseppellirlo con la presenza, con l’ascolto, con il pane eucaristico portato con rispetto.
Resta la lotta più difficile, quella dentro di noi. Nella parabola del grano e della zizzania (Mt 13,24-30) il Signore non ha fretta di strappare il male e guarda prima il buon grano. Vale anche per chi visita: non giudichiamo la nostra inadeguatezza, e non aspettiamo di sentirci forti per metterci in cammino. Basta che Dio sia Dio.
La Vita
Questa settimana proviamo con tre gesti semplici.
Sedersi prima di parlare. Nella prossima visita, ascoltate per qualche minuto senza cercare la parola giusta. A volte la domanda più vera è: «Come stai davvero?».
Portare una notizia buona. Una telefonata, un saluto, un messaggio a una persona malata o sola, per dirle che è ricordata.
Prendersi cura di chi cura. I Ministri straordinari della Comunione e i Ministri della Consolazione non portano il peso da soli: condividere la fatica con un altro ministro fa parte del servizio.
Le comunità parrocchiali possono fare la loro parte segnalando al parroco chi desidera una visita.
La Preghiera
Signore, tu non lasci nessuno solo.
Manda il tuo angelo accanto a chi soffre,
e fa’ di noi un piccolo angelo per lui.
Dacci la parola buona di Gabriele,
la mano che cura di Raffaele,
la fedeltà di Michele.
Quando siamo stanchi, ricordaci che basta che tu sia Dio.
Amen.
Ufficio per la Pastorale della Salute — Arcidiocesi di Amalfi – Cava de’ Tirreni
Per segnalare un malato che desidera una visita, rivolgiti al tuo parroco.




