Ufficio per la Pastorale della Salute “Non si guarisce da soli”
Non si guarisce da soli
Nei giorni della malattia di Papa Leone XIV, l’Ufficio per la Pastorale della Salute ricorda che nessuno attraversa la prova da solo.
La Parola
«Portate i pesi gli uni degli altri: così adempirete la legge di Cristo.» (Gal 6,2)
La Riflessione
Nessuno entra in una sala d’attesa con il proprio titolo in tasca. Lì si è soltanto persone che aspettano una risposta. Vale per chiunque, anche per chi porta sulle spalle la responsabilità della Chiesa universale.
Per questo la vicenda di salute di Papa Leone XIV ci tocca da vicino. Rende visibile ciò che di solito teniamo sullo sfondo: la malattia ci mette davanti alla nostra fragilità, e nessuno può bastare a se stesso. Don Tullio Proserpio, cappellano dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano, lo ha scritto su Avvenire il 20 ottobre, a partire dall’esperienza accanto ai malati oncologici.
Chi riceve una diagnosi vive spesso un «prima» e un «dopo». Il tempo cambia consistenza, le priorità si rimescolano. E il momento più duro non è sempre l’annuncio: è ciò che segue, l’attesa, i controlli, il timore che tutto ritorni.
Qui la fede non offre scorciatoie. Non elimina il dolore, non promette guarigioni, non spiega il perché. Offre uno spazio dove portare anche la paura, la rabbia, le domande rivolte a Dio. E chi accompagna deve resistere alla tentazione di dare un senso a tutti i costi: la sofferenza non è un bene da desiderare né un passaggio che rende migliori per forza. Prima di ogni interpretazione chiede rispetto, ascolto, presenza.
A Lourdes, il 27 settembre, Leone XIV ha detto ai malati che sono «il cuore pulsante della nostra umanità». Non è solo una parola di conforto. È una responsabilità per tutti. Chi dipende dagli altri rischia di sentirsi un peso e di ridursi a una diagnosi, ma la dignità non dipende da ciò che si riesce ancora a fare.
Non sempre possiamo guarire. Possiamo sempre prenderci cura.
La Vita
Questa settimana, ciascuno può fare qualcosa di semplice e concreto.
Se sei malato: puoi dire a qualcuno di cosa hai bisogno oggi, anche solo di compagnia o di silenzio. Chiedere aiuto non toglie dignità.
Se assisti un familiare: anche tu hai diritto di essere ascoltato e di riposare. Non devi reggere tutto da solo.
Se sei parte di una comunità: la prossimità non si esaurisce quando l’attenzione per una notizia si affievolisce. Chi vive da solo, chi affronta terapie lunghe, chi fatica a ritrovare la quotidianità dopo la malattia ha bisogno di continuità. Una telefonata, una visita, un passaggio in auto fanno già la differenza.
Per questo la Pastorale della Salute si affida anche ai Ministri straordinari della Comunione e ai Ministri della Consolazione, che portano ai malati ascolto e vicinanza. Dove c’è già un bene che si fa, la proposta è di affiancarlo e allargarlo.
La Preghiera
Signore, tu non distogli lo sguardo da nessuno.
Stai accanto a chi aspetta un referto
e a chi non ha più voglia di parlare.
Sostieni chi assiste, chi cura, chi veglia di notte.
Donaci parole giuste, o il coraggio del silenzio.
Insegnaci a portare i pesi gli uni degli altri
e a non lasciare solo nessuno.
Amen.
Ufficio per la Pastorale della Salute — Arcidiocesi di Amalfi – Cava de’ Tirreni
Per segnalare un malato che desidera una visita, rivolgiti al tuo parroco.




